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Cannabis e psicosi: possibile legame?

Il problema dei disturbi psichici indotti da cannabis, e delle psicosi cannabis-correlate, è molto scottante; è un tema caldo, per una serie di motivi, alcuni dei quali anche confondenti i medici e la popolazione generale.

1. La confusione riguarda anzitutto gli studi clinici ed epidemiologici. Per parlare più strettamente della psicosi, che tra i disturbi indotti dalla cannabis è sicuramente tra i più gravi, c’è un proliferare di studi che indagano sia l’insorgere della psicosi subito dopo uso di cannabis (da indicarsi come psicosi cannabis positiva), ma sia studi che indagano psicosi emerse a distanza dall’uso, le psicosi diciamo associate a cannabis. Altri studi invece si concentrano sul rischio di sviluppo di psicosi associate a cannabinoidi. E non è facile districarsi in questa selva di dati.

2. Altro motivo di confusione è sicuramente l’incompletezza delle informazioni di cui disponiamo sul sistema degli endocannabinoidi, un sistema molto complesso che interagisce praticamente con tutti i principali sistemi neurotrasmettitoriali cerebrali, e la mancanza di informazioni riguardanti il modo in cui agisce la cannabis nel nostro cervello e la mancanza anche di farmaci che contrastano i potenziali disturbi indotti da cannabis.

3. La cannabis è poi una pianta in grado di comportarsi in maniera ambivalente, da una parte è noto il suo uso ricreazionale, dall’altra parte sono note fin dall’antichità le sue proprietà come pianta medicinale. In età pre proibizionismo, aveva una trentina di indicazioni ufficiali, incluse patologia da trattare ancora oggi come l’anoressia, il dolore cronico, le malattia neurodegenerative, l’insonnia ecc. Questo è legato al fatto che la cannabis contiene più di 70 cannabinoidi, che sono mediatori di reazioni diverse e talvolta opposte come il thc e il cannbidiolo.

4. Dal momento che la cannabis è una sostanza diffuso nelle fasce giovanili, cioè nelle fasce di età in cui possono iniziare i disturbi mentali più comuni, il dubbio è che rappresenti soltanto un elemento occasionale.

Nella cannabis ci sono tantissimi ingredienti, chiamati cannabinoidi appunto, la cui percentuale varia nelle diverse formulazioni. Queli più importanti sono: il THC che è il principale componente psicoattivo, il quale è un agonista parziale dei CB1 recettori, per cui ha una modesta affinita’ e una bassa attività intrinseca. C’è poi il cannabidiolo invece che è un agonista inverso del CB1, il quale sembra avere degli effetti antagonisti al THC, di tipo antipsicotico, e antagonizza l’effetto del thc stesso.

Sicuramente, la psicosi non è tra gli effetti attesi dell’uso di cannabis.
Alcuni degli effetti dell’uso di cannabis (in modo dose dipendente con il dosaggio)  e che durano circa 2-3 ore, sono:
– L’uso di cannabis determina molti effetti a livello soggettivo: maggiore apprezzamento del gusto e dell’aroma del cibo, della musica e delle attività ricreative. La cannabis in genere allevia la tensione e dà un leggero senso di felicità o euforia. Se si è un consumatore occasionale, a dosi elevate, la cannabis può determinare distorsioni più marcate nella percezione del tempo e dello spazio, nella percezione del corpo e depersonalizzazione.
– Una serie di mutamenti percettivi
– Riduzione delle capacità motorie e della concentrazione, sonnolenza.
– Riduzione della pressione intra-oculare e arrossamento oculare
– Tachicardia in dosaggio acuto.
– Stimolazione dell’appetito, iperfagia
– Effetto antiemetico ecc…
Le aree del cervello nelle quali sono distribuiti principalmente i recettori dei cannabinoidi corrispondono agli effetti prodotti dai cannabinoidi stessi: gangli della base, cervelletto, corteccia cerebrale, amigdala, midollo spinale, ipotalamo…

Probabilmente molti di voi avranno sentito parlare di spice o k-2, un misto di cannabinoidi sintetici, potentissimi agonisti dei CB1, le quali causano psicosi acute in soggetti che le utilizzano per la prima volta. Ci sono un sacco di case reports che evidenziano psicosi acute correlate all’uso di questi composti. Questa fu forse l’origine di un film degli anni 30: “Reefer madness”. Utilizzare una larga quantità di cannabis in un brevissimo periodo di tempo portava all’insorgenza di sintomi psicotici simil-schizofrenici, attraverso molto probabilmente gli stessi meccanismi di una psicosi schizofrenica non correlata a sostanze, e tuttavia queste erano esperienze psicotiche che regredivano nel giro di qualche ora. Questo è molto interessante.
A cavallo fra gli anni ottanta e gli anni novanta, si diffuse una teoria, nota come teoria del 16%, secondo il quale la marijuana in commercio al giorno d’oggi sarebbe da ritenersi non più come una “droga leggera” bensì come una “droga pesante”, in virtù del suo contenuto in THC quadruplicato rispetto al passato, ossia dal 4% circa al 16% (da cui il nome della teoria). È quindi una teoria che avalla implicitamente l’esistenza di una distinzione tra “droghe leggere” e “droghe pesanti”, che io non condivido.

Da uno studio del 1987 di Andreasson, è emerso che quadri psicopatologici più importanti, come le psicosi, erano associati maggiormente a consumo eccessivo di cannabis, e a più alto contenuto di THC.
Sappiamo che il THC influenza  il rilascio di neurotrasmettitori coinvolti nella fisiopatologia della psicosi, tra cui la dopamina e il glutammato.

La questione è ancora dibattuta, ma sicuramente esiste una letteratura scientifica che sta esplorando questo orizzonte.

http://www.corriere.it/salute/neuroscienze/15_febbraio_16/super-cannabis-causa-psicosi-a6c04432-b5d1-11e4-bb5e-b90de9daadbe.shtml

Dr. Giuseppe Quaranta

Il Dr. Giuseppe Quaranta si è laureato con Lode in Medicina e Chirurgia presso l'università di Roma "La Sapienza" e successivamente specializzato con Lode in Psichiatria presso l'università di Pisa.

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