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La scadenza (per gli altri) del tuo dolore

…E’ un altro degli inconvenienti del subire una disgrazia: per chi la soffre gli effetti durano molto di più di quel che dura la pazienza di quanti si mostrano disposti ad ascoltarlo e a stargli vicino… E’ così, presto o tardi, la persona triste rimane da sola quando ancora il suo lutto non è concluso o non le è più consentito di parlare oltre di quello che è ancora il suo unico mondo, perché quel mondo angoscioso risulta insopportabile e allontana. Si rende conto che per gli altri qualunque disgrazia reca una data di scadenza sociale, che nessuno è fatto per contemplare il dolore, che tale spettacolo è tollerabile soltanto per un periodo breve, finché vi è ancora commozione e lacerazione e una certa possibilità di protagonismo per quelli che guardano e assistono, che si sentono imprescindibili, salvatori, utili. Ma nel verificare che niente cambia e che la persona in questione non avanza e non riesce a emergere, si sentono frustrati e superflui, la prendono quasi come un’offesa e si ritirano: “Forse non le basto? come mai non ne viene fuori, pur avendo accanto me? Perché insiste nel suo dolore, se è già passato un certo tempo e io le ho dato distrazione e conforto? se non riesce a risollevare la testa, che affondi o sparisca”. E allora l’avvilito fa proprio questo, si ritrae, si assenta, si nasconde.

(Javier Marìas, da “Gli innamoramenti”, pag.60-61)

Dr. Giuseppe Quaranta

Il Dr. Giuseppe Quaranta si è laureato con Lode in Medicina e Chirurgia presso l'università di Roma "La Sapienza" e successivamente specializzato con Lode in Psichiatria presso l'università di Pisa.

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